mercoledì 8 febbraio 2012

L’ORGOGLIO E LA NEVE



pubblicata da Fabio Martini     
 mercoledì 8 febbraio 2012 alle ore 4.31 ·



Ho sognato di morire
e sono morto.
Nel mar dei cristalli soltanto
battaglie perdute.
L’arena imbiancata
riceve le armi.

Ho preso l’orgoglio
e lo messo da parte.
Abiuro me stesso col pianto
e giammai sangue scorra.
Han preso il mio cuore
e l’hanno domato.

Han vinto il guerriero
e io sono morto.
Chino il mio capo memore
e calo il mio saio bianco,
nei modi e nei tempi
che vuole la neve.

A un limpido cielo
ho dato il mio cuore.  
Calando la mano, la stendo
e cammino sui ceci.

… Ora
puoi fidarti di me.

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IL QUARTIERE ZEN PALERMO

PALERMO : Quartiere Zen: un mondo a parte Paradigma della periferia isolata e lontana, lo Zen, rispetto a Palermo, è un altro mondo, separato e chiuso in sé stesso, prossimo eppure lontanissimo.
La logica della separazione si riflette anche all’interno del quartiere, distinto in due aree – lo Zen 1 e lo Zen 2 – dalla struttura urbanistica e sociale piuttosto diversa.
Nel mezzo si colloca la parrocchia di San Filippo Neri, metafora di un lavoro di ricucitura svolto dalla Chiesa, coralmente riconosciuto dal tentativo, solo parzialmente riuscito, di rinominare con lo stesso nome il quartiere.
Lo Zen, mai completato nella fase di urbanizzazione primaria e secondaria, soffre ancora oggi della mancanza dei servizi essenziali e la latitanza istituzionale ha lasciato un vuoto subito riempito dalla mafia che, sul bisogno, si è radicata e prospera.
Discarica per popolazioni espulse dal centro e abusive, scatola che si è vuotata e riempita di continuo, allo Zen la stabilizzazione della popolazione è avvenuta tardi e molto lentamente. Il risultato: una periferia multiproblematica che ha acuito ulteriormente i problemi di una città già problematica.
I media, costruendo un pesante stigma, acuiscono una situazione sociale fortemente degradata: dispersione scolastica, bassa scolarizzazione, marginalità occupazionale, precarietà economica, presenza mafiosa che lo
utilizza come magazzino o nascondiglio, dipendenza da elargizioni pubbliche o private.
Nascere allo Zen significa trovarsi in una specie di trappola dalla quale è quasi impossibile uscire.
Il percorso scolastico, anche quando c’è, è di qualità scadente. L’accesso almercato del lavoro è quasi impossibile. Con un lavoro in nero e senza risorse finanziarie o
immobiliari, anche chi vuole andare via sa di non poterlo fare, così ci si adatta a stare nel quartiere, finendo per riprodurre il solito canovaccio.

La vita di intere famiglie viene a strutturarsi attorno a meccanismi che sono insieme di esclusione dal mondo e, contemporaneamente, di integrazione ai codici del locale.
L’alternativa è quella di non vedere, rifugiandosi in una casa tenuta religiosamente pulita e tecnologicamente aggiornata. L’auto-organizzazione dello Zen non viene toccata fin tanto che non dà fastidio al resto della città.

La lontananza delle istituzioni si traduce in una sfiducia radicale. Il quartiere sa di essere utilizzato come bacino di voti. La polizia è vista come un’agenzia di repressione
ingiusta.
Il sistema informale e illegale garantisce almeno un ordine e una sopravvivenza che lo stato invece non è in grado di offrire. Nel passato non sono mancate le attenzioni dalla Chiesa, dalle istituzioni, da mobilitazioni popolari.

Di quella stagione oggi rimane ben poco. La speranza di modificare la situazione viene meno, gli operatori migliori del pubblico e del privato sociale se ne vanno, rimane solo qualche sacca di resistenza e di testimonianza che lavora in modo sostanzialmente isolato, privo di collegamenti sul territorio. Quel poco che rimane in piedi si frammenta e si disperde.

E lo Zen ha di nuovo la sensazione di ritrovarsi da solo a gestire i suoi problemi.

IN GIRO PER LO..... ZEN



Palermo Macondo Macondo Zen. L'autobus 619 ti lascia davanti alla parrocchia. Ci trovi davanti duecentocinquanta ragazzini felici di girare per il quartiere, anche perchè non faranno lezione per tre ore.
La manifestazione è una specie di scarozzata, un camel trophi tra le strade più malandate dello Zen.
Non perchè in questo quartiere di ventimila abitanti non ci siano strade pulite, ma perchè loro, insieme ai loro insegnanti hanno deciso di non scordarsi delle strade sporche, di quelle dimenticate, quelle dove i palazzi e gli appartamenti sono stati occupati da poco.
I ragazzi dello Zen: tutti diversi tra loro, brillanti o imbranati, simpatici o introversi, timidi, biondi, scuri, rossi, alti, bassi, con le Lumberjack, senza le LumberJack, con i Levis, con i capelli a spazzola, perchè fanno presa tra le ragazze e ci sono due tipetti da pubblicità, che stanno organizzando un piano per farsi le tipe che stanno a guardarli con la coda degli occhi; e avrebbero già rallentato il passo se non ci fossero state le professoresse.
Che musica ascoltano e quali sono i fumetti che piacciono ai ragazzini dello Zen? Via col sondaggio. I ragazzi dello Zen con cui ho parlato, nella loro scuola media, amano i Take Thate, Fiorello, Nino D'Angelo, i fumetti "L'uomo Ragno " e "Topolino ", e Sentieri, una soap opera americana, che racconta la vita cittadina di una provincia americana. Non esiste un dialetto tipico dello Zen ne una forte identità di appartenenza. E' un quartiere dove la gente è arrivata negli ultimi vent'anni, da tutte le parti di Palermo. Anche per questo un ragazzo su cinque parla in italiano corretto. perchè non tutti vengono da altre periferie. E questo mi fa capire le dinanime di esclusione dei gruppi umani dalle grandi città... il ragazzino di citta che diventa improvvisamente cittadino della periferia, cittadino dei grandi spazi, cittadino dello Zen ad esempio, o del niente o della solitudine o del disagio.
I caseggiati sono lati, fino a dieci piani, di costruzione recente, spesso identiti tra loro. Le strade sono larghe. Esattamente come in altre periferire italiane, da Torino a Firenze, da Napoli a Catania.
Poi guardi con più attenzione le insule, che sono questi grossi palazzi che girano formando una circonferenza, con un cortile interno vuoto di verde, e te li immagini ad uno ad uno, con le famiglie che ci stanno dentro.
Ognuna con la sua storia, i suoi problemi, la sua solitudine e il suo senso di essere tagliata fuori da questa grande città del sud che è Palermo. T'immagini i ragazzi che dormono in queste case, le ragazze che non escono dal quartiere perchè la città è lontana.
Questa mattina allo Zen Due c'è molto caldo. Ti chiedi come sarà mai l'estate qui. In un quartiere dove la gente che è arrivata, in questi ultimi anni, ha occupato intere insule senza alcuna abitabilità, senza contratti di luce e acqua, ristrutturando completamente palazzi e appartamenti.

I ragazzi dello Zen e Giovanni Falcone. Li osservi mentre si affollano davanti a una scuola materna, che ormai è ridotta a discarica del quartiere. Era la scuola materna di Zen Uno, mai finita di costruire. La loro manifestazione antimafia l'hanno finita proprio qui.

Sono rimasti un'ora, lasciando duecentocinquanta lettere e foglietti appesi lungo la cancellata e il portone. Lettere a Falcone e lettere ai mafiosi, e poesie, e disegni, e cartelloni. Li leggi per capire dove sono andati a finire i volontari, dov'è finita la società civile in questa città.
-Caro Falcone, ciao dalla rivale dei mafiosi.-Mi piacerebbe vedere le strade del mio quartiere piene di fiori. -Io vorrei che la mafia finisse e che i bidelli pulissero la scuola.-Caro Falcone hai lavorato per tutti noi
-Oggi senza di te, siamo nei guai -Non è stato certo una bella ricompenza, dopo tutto quello che hai fatto per noi. -Mia madre si è messa a piangere, io non, lo conoscevo, allora ho fatto l'indifferente, mentre mio padre si è seduto. Ma ora.. . -Smettetela di uccidere per voi e per noi.-Mafiosi smettetela con questa buffonata
-Il mio grande desiderio è una grande palestra -Avete sbagliato ad uccidere una persona così. Voi vi credete intelligenti.-La mafia è maleducazione...è troppa strada.... è nostalgia e il ragazzo per farsi notare escogita un piano. -Ma perchè esiste questa mafia ? -Vorrei che costruisserò un pò di palazzi per gli zingari
-Si chiamava Giovanni Falcone. -Voglio un bel campo di pallavolo e la pace. -Ti hanno guardato con un cannocchiale, e quando sei passato, loro ammaccavano un bottone. -Mi dispiace pure per tua moglie.
-Mafia addio. -Lo Zen 1 è pulito, ma ci sono i ladri. -Vorrei che le persone non fossero più sgarbate.
( I Siciliani nuovi, 1995)

sabato 21 novembre 2009